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EDITORIALE 13/01/2020

Freddo vero e nevicate si fanno attendere, il Vortice Polare imbriglia l’inverno, per ora.

Più volte abbiamo spiegato come nel nostro emisfero le condizioni atmosferiche sono essenzialmente regolate dai movimenti del Vortice Polare, una circolazione di aria fredda normalmente centrata sul Polo Nord che, ruotando in senso antiorario, alimenta tutti i sistemi depressionari che si formano e si spostano alle medie ed alte latitudini ed al contempo determina anche la disposizione delle aree anticicloniche. In primavera ed estate il Vortice Polare è indebolito dal riscaldamento solare divenendo “osservabile” praticamente solo in Troposfera, d’inverno invece, con il “buio” polare e le meno ore di sole anche alle medie latitudini, tende a rafforzarsi fino a strutturarsi saldamente sia in Troposfera che Stratosfera. Questo rafforzamento aumenta la sua velocità di rotazione e, come una trottola, tende quindi a compattarsi, diminuendo le proprie oscillazioni, le ondulazioni della corrente a getto, quella porzione di atmosfera dove avviene il contatto tra le masse d’aria molto fredda e l’aria calda proveniente da latitudini subtropicali. Quando la corrente a getto è poco ondulata sono ridotti anche gli scambi meridiani di masse d’aria e quindi le irruzioni di aria fredda dalle latitudini polari o sub polari alle medie latitudini. Queste, in parole semplici le “regole” di base, o per meglio dire la normalità, la consuetudine.

Questa premessa serve a spiegare, per poi meglio capire, le dinamiche che regolano le stagioni e gli eventi atmosferici su larga scala poi come diretta ricaduta anche sull’Italia e sulla nostra regione, ma soprattutto ad introdurre l’evoluzione atmosferica attuale e quella attesa per le prossime settimane. Negli ultimi mesi di novembre e dicembre 2019 il Vortice Polari è andato intensificandosi ma non ha mai raggiunto valori d’intensità notevoli come negli anni passati, spesso disturbato da intrusioni di aria calda provenienti dalla troposfera che ne hanno spesso deformato la “rotondità” ed aumentato le ondulazioni. Nel caso specifico dell’Italia l’asse dello stesso Vortice Polare, sbilanciato verso i settori euro atlantici, ha favorito il susseguirsi di una serie di perturbazioni che, come abbiamo più volte raccontato, hanno caratterizzato un bimestre novembre/dicembre, risultato con precipitazioni decisamente sopra le medie un po’ su tutta Italia, in alcuni casi in maniera eccezionale (per l’Umbria quantità di piogge cadute mediamente doppie rispetto alla norma). Dopo l’ultima intrusione di aria calda ad inizio periodo natalizio però, il Vortice Polare non ha subito più disturbi significativi e negli ultimi giorni ha potuto ulteriormente raffreddarsi ed intensificarsi fino a presentarsi piuttosto raccolto lungo tutta la propria colonna, dalla Troposfera alla Stratosfera, limitando notevolmente le oscillazioni della corrente a getto (AO+, Artic Oscillation positiva) e permettendo agli anticicloni con radice subtropicale di guadagnare territori alle medie latitudini, sul continente americano come in quello asiatico e soprattutto in Europa (NAO+ North Atlantic Oscillation positiva). Ecco spiegata, in poche parole, la presenza, da Natale in poi, di una circolazione prevalente anticiclonica sull’Italia.

La domanda che oggi molti si pongono è quando questa situazioni si sbloccherà. Allora, nei prossimi giorni il Vortice Polare è atteso in ulteriore raffreddamento a tutte le quote, immagazzinando una notevole quantità di aria fredda, a latitudini polari si stanno registrando e si registreranno nei prossimi giorni valori minimi al suolo prossimi anche a i -60°C, in stratosfera fin sotto i -85°C, in termini tecnici è atteso addirittura un ESE Cold (Evento Stratosferico Estremo di tipo Freddo). Ciò significa ancora attività d’onda (ondulazioni della corrente a getto) ridotta ai minimi termini, quindi ancora prevalenza di circolazioni anticicloniche alle medie latitudini con l’Italia interessata in pieno dall’alta pressione. Secondo la letteratura meteorologica un ESE Cold, statisticamente, riesce a condizionare i movimenti del Vortice Polare per un periodo variabile dai 40 ai 60 giorni, in poche parole a tenerlo raccolto e poco propenso a produrre ondulazioni per più di un mese dall’evento. L’ESE Cold è atteso per i giorni a ridosso della metà di gennaio, ciò si traduce con la probabile predominanza degli anticicloni alle medie altitudini almeno fin verso metà febbraio, in pratica, tenendo conto che le ultime precipitazioni abbondanti in Umbria si sono avuto tra il 22 ed il 23 dicembre, potremmo avere circa due mesi di alta pressione con precipitazioni scarse od assenti e temperature fredde, di tanto in tanto, quasi solo di notte e per inversione termica, qualcosa di simile alla stagione invernale 1989/1990.

Ciò dovrebbe accadere di regola, ma negli ultimi anni, se non negli ultimi due decenni, abbiamo visto che le regole sono state in più casi disattese. In alcuni rari casi l’ESE Cold, non si è propagato in maniera “dottrinale” dalla Stratosfera alla Troposfera ed a distanza di pochi giorni, abbiamo avuto un ESE Warm, l’esatto contrario, un colpo caldo al cuore del vortice Polare che lo ha indebolito e destrutturato fino a condizionare in senso inverso, le settimane successive, caratterizzate da perturbazioni ed irruzioni di aria fredda (qualcosa di simile a quanto avvenuto nell’aprile/maggio del 2019). C’è inoltre la possibilità che altre variabili meteo climatiche forzanti riescano a favorire la formazione di una circolazione depressionaria secondaria più esterna al Vortice Polare con flussi di aria fredda che partono addirittura dalle aree mongole siberiane e riescono a raggiungere i Balcani ed il Mediterraneo centrale come accaduto in annate storiche anche recenti. Bisogna quindi prepararci alla possibilità di avere un altro mese con prevalenza di anticicloni ma non dobbiamo comunque considerare nulla come scontato.

[ARCHIVIO EDITORIALI]

 

EDITORIALE
 
13/01/2020
 
NEWS
 
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