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EDITORIALE 11/09/2017

Riflessione su quanto accaduto a Livorno. Le tragedie di questo tipo si ripetono, come evitarle o quantomeno ridurle?

Stavolta è successo a Livorno, nel recente passato nel grossetano, a Genova, alle Cinque Terre, a Parma, in Piemonte ma anche in Sicilia, in Sardegna, in Campania, Calabria, da nord a sud si ripetono puntualmente, più volte all’anno, eventi meteorologici estremi che provocano la morte di persone, intere famiglie, bambini, oltre a notevoli danni a strutture e proprietà. Abbiamo sempre ripetuto che un’atmosfera che globalmente tende a riscaldarsi determina una maggiore disponibilità di energia, sotto forma di calore ed umidità, per i sistemi depressionari che producono nubi e precipitazioni. Queste ultime quindi aumentano d’intensità, tanto che in breve tempo possono cadere enormi quantità di pioggia ma anche di neve, ed in un territorio come quello italiano, già morfologicamente fragile e gravato da un’urbanizzazione spesso scriteriata, questi enormi quantitativi di precipitazioni non possono che creare danni e situazioni di pericolo per tante persone.
Oggi quindi è estremamente necessario intervenire in maniera tempestiva per mitigare se non eliminare questi rischi che aumentano mese dopo mese, anno dopo anno. Purtroppo interventi diffusi e decisivi per la sistemazione del territorio ed il riassetto urbanistico sono molto costosi. Oggi non c’è sufficiente denaro, per non dire che ce n’è molto poco, per i conosciuti vincoli di bilancio imposti al nostro stato, ed a cascata agli enti minori, dalle regole dell’Unione Europea sottoscritte dall’Italia. Altro problema, di non secondaria importanza, è il sistema di allertamento, in alcuni casi farraginoso e vincolato dalla necessità di alcuni responsabili degli enti preposti di non assumersi responsabilità dirette. Ricordiamo che dopo ogni fenomeno alluvionale gli amministratori locali, ai quali viene imputata polemicamente la responsabilità per non aver preso le opportune contromisure al fine di evitare tutta una serie di danni a cose o persone, si giustificano che le comunicazione dell’allerta da parte della regione o degli enti preposti non sono chiare, puntuali od il più delle volte così frequenti, anche oltre 100 volte l’anno, da innescare una specie di assuefazione, richiamando la famosa storiella in cui il protagonista si perse in un vano “al lupo al lupo”. Quindi non resta che puntare su interventi mirati sia nell’ambito della prevenzione che della previsione, anche in tempo reale. In primis intervenire nei punti specificatamente e storicamente più fragili, con un piano che riduca progressivamente, anno dopo anno, queste fragilità, quindi sistemi di regimazione delle acque, pulizia di canali, fossi, alvei e fognature, ma anche l’abbattimento di costruzioni in ambiti pericolosi o che creano esse stesse pericolo. Non solo, puntando anche su una legislazione più efficace nell’eliminare determinati tipologie di costruzione ed abitazioni, spesso a ridosso dei corsi d’acqua od in aree ad rischio frana. Lasciamo approfondire e completare questo discorso a persone più competenti di noi in ambito urbanistico, che comunque dovranno avvalersi anche di geologi e meteorologi per la stima dei rischi. Comunque sia, come sottolineato in precedenza, le maggior parte delle fragilità esistenti non potranno essere eliminate nel breve termine. Per questo motivo quindi, in attesa degl’interventi necessari, riteniamo che sia più che urgente migliorare il sistema delle allerte e della valutazione delle previsioni. Un sistema di allerta ben predisposto ed organizzato risulta oggi determinante, specie se affiancato ad un’opera di sensibilizzazione della popolazione (la maggior parte dei cittadini di un comune è all’oscuro dell’esistenza di piani di protezione civile sia in relazione al rischio sismico che idrogeologico, tra l’altro molti comuni ne sono ancora sprovvisti). La tecnologia ha fatto passi da gigante negli ultimi 20 anni, secondo noi oltre ad un’allerta generalizzata, come le attuali (bollettini o allerte gialle, rosse ed arancioni 48,24 o 12 ore prima), sarebbe molto utile pianificare anche un’allerta specifica, con segnali acustici e comunicazioni attraverso le reti gsm o dati (SMS, internet etc.), in grado di scattare a determinate soglie pluviometriche (correlate al rischio idrogeologico specifico del territorio) registrate in tempo reale da una efficiente rete di stazioni meteorologiche.
Ad esempio, nel caso specifico di Livorno, sono stati registrati circa 250 millimetri di pioggia caduti in due ore con picchi anche superiori in limitate aree. Se fosse scattato un allarme acustico con comunicazione di sms od allerta tramite applicazione smartphone, alla soglia dei 100 millimetri, le persone interessate avrebbero avuto anche un’ora di tempo per evacuare dai posti più a rischio, o magari anche la possibilità di mettere al riparo auto, motocicli e piccoli manufatti di una certa importanza. Questa è una metodologia di prevenzione che tutte le amministrazioni comunali dovrebbero adottare, in particolare nella aree più a rischio. Perché in questo periodo dell’anno sono generalmente più a rischio le aree costiere ma in primavera ed estate quelle più interne, tra ottobre e dicembre gran parte d’Italia è a rischio alluvione. L’investimento per un sistema di allerta del genere è contenuto ma determinante, in attesa della disponibilità di ben più consistenti risorse economiche per mettere in cantiere opere risolutive in aree con notevoli problemi legati al dissesto idrogeologico e ad un’urbanistica che non ha badato al rispetto dell’ambiente ed alla sicurezza delle persone.

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