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EDITORIALE 17/02/2018

Prospettive per il freddo a fine febbraio ed inizio marzo, aggiornamento stratwarming

In questo breve articolo cercheremo di chiarire, per quanto possibile, data anche la complessità dell’argomento, cosa sta accadendo alla circolazione atmosferica sul nostro emisfero dopo lo sconquasso che sta avvenendo in stratosfera (oltre i 15.000 metri di quota) e che sta, pian piano, avendo dei chiari risvolti in troposfera (lo strato di atmosfera prossimo al suolo dove noi osserviamo la quasi totalità degli eventi atmosferici che c’interessano). Come avevamo sottolineato nell’editoriale di inizio mese ed ancor più nei giorni scorsi, durante lo scorso fine settimana abbiamo osservato un forte riscaldamento nell’alta stratosfera che ha portato delle vaste aree del Circolo Polare Artico da una temperature sotto ai -80°C fino a valori poco inferiori agli 0°C, con contemporanea formazione di un anticiclone che è andato a dividere in due parti distinte il Vortice Polare Stratosferico. Tralasciando le dinamiche e le descrizioni tecniche, per non dilungarci troppo, ci basti pensare che uno dei due nuovi lobi del Vortice Polare, il più consistente, è migrato verso il Canada centro orientale, l’altro più piccolo sulla Siberia. Quest’ultimo durante la settimana appena trascorsa è andato muovendosi in senso “antizonale”, quindi da oriente verso occidente, portandosi prima sopra l’Europa poi sopra l’oceano Atlantico, tentando di ricongiungersi con il lobo canadese. Teniamo ben presente che stiamo parlando sempre di stratosfera e non di troposfera, ma soprattutto che, a causa di una condizione pregressa della troposfera, ben evidenziata da un gennaio mite con prevalenza di correnti occidentali, quanto è successo negli ultimi giorni in stratosfera, per ora, non ha una facile ripercussione o meglio una dinamica similare in troposfera. Il tentativo di ricongiungimento dei due lobi del Vortice Polare è stato violentemente reso vano, in queste ore, da un secondo e più intenso riscaldamento in stratosfera, favorito anche da una temporanea intensificazione del lobo canadese del Vortice Polare (immaginate un disco che ruotando più forte aumenta l’attrito con il materiale con cui va a contatto e quindi favorisce un riscaldamento sul suo bordo). Questo secondo riscaldamento oltre ad impedire il ricongiungimento tra i due lobi del Vortice Polare stratosferico, determinerà una sorta di “annientamento”, o comunque il forte ridimensionamento di entrambi i lobi del Vortice Polare stratosferico con più dirette conseguenze (propagazione) in troposfera, forse per tutta la parte finale dell’inverno ed inizio primavera. Secondo la maggior parte degli esperti nello studio delle dinamiche strato/troposferiche, stiamo assistendo ad un evento piuttosto particolare e soprattutto con connotati record per quanto riguarda l’intensità, dai risvolti potenzialmente imprevedibili per l’evoluzione meteorologica su larga scala.

Fatta questa premessa, in maniera più semplificata possibile per delle dinamiche alquanto complesse e non ancora del tutto chiarite anche da parte degli studiosi di meteo climatologia, cerchiamo di delineare, per sommi capi, l’evoluzione atmosferica attesa per gli ultimi giorni di febbraio ed i primi di marzo. Per prima cosa, durante il fine settimana appena iniziato, assisteremo al transito sull’Italia, da nord ovest verso sud est, di un blando centro depressionario prodotto dall’arrivo, attraverso la Francia, di una perturbazione nord atlantica. Questa perturbazione transitando sul Tirreno piloterà correnti meridionali umide ed instabili sull’Italia, inizialmente con nubi e piogge al centro nord e neve a quote medio alte, poi tra domenica 18 e lunedì 19 febbraio, spostando il proprio centro sul sud Italia, nubi e piogge interesseranno anche il sud mentre le correnti al centro nord diverranno nord orientali richiamando aria più fredda dal nord est Europa verso l’Italia con conseguente calo termico e precipitazioni che si concentreranno sulle regioni centrali adriatiche dove nevicherà fino a bassa quota. In realtà questi giorno dovrebbero essere caratterizzati dalla propagazione in troposfera del primo riscaldamento stratosferico ma, come abbiamo premesso nella prima parte dell’articolo, tale propagazione faticherà a palesarsi per una troposfera che risente ancora di una forte “vorticità” tra Canada e Nord Atlantico, con correnti occidentali intense che non permetteranno la costituzione di un robusto anticiclone di blocco davanti alle coste atlantiche dell’Europa con conseguente discesa di aria molto fredda verso il mar Mediterraneo.

Tra martedì 20 e venerdì 23 febbraio il centro depressionario precedentemente menzionato insisterà tra mar Ionio e su Italia continuando ad alimentare un flusso di correnti nord orientali relativamente fredde sull’Italia con precipitazioni sulle regioni adriatiche ed al sud, nevicate a quote basse (200 – 600 m) sull’Appennino settentrionale, medio basse su quello centrale (600/1000 m) ed a quote medie (1000/1500 m) sull’Appennino meridionale. Nel frattempo però inizieranno a palesarsi in maniera più evidenti gli effetti del secondo violento riscaldamento atmosferico, in corso in queste ore, sulla circolazione atmosferica troposferica. Una parte del Vortice Polare, stavolta troposferico, tenderà a portarsi sui settori russo siberiani, colmo di aria a di poco glaciale, con temperature al suolo anche inferiori ai -40°C, contemporaneamente tra oceano Nord Atlantico orientale ed Europa occidentali inizierà a strutturarsi un anticiclone in posizione di blocco nei confronti delle correnti miti ed umide atlantiche.

A questo punto, se tutto dovesse procedere come abbiamo descritto finora, potremmo dirsi conclusa con efficacia la fase preparatoria, tutte le figure sarebbero al loro posto per dar luogo ad una delle più intenso ondate di gelo che hanno colpito l’Europa negli ultimi 30 anni. Utilizzando come sponda il fianco dell’anticiclone che si sarà ulteriormente irrobustito sopra l’Europa occidentale, l’aria glaciale dalla Russia sarà richiamata verso sud dall’area depressionaria presente sopra l’Italia meridionale con conseguenze per certi versi “devastanti” per le aree incontrate nel suo procedere verso sud. Quanto descritto finora rimane attualmente sulla carta ma è un’ipotesi che pian piano sta assumendo consistenza, quest’aria glaciale ha due “vie di fuga”, verso ovest (su Francia/Inghilterra e forse Spagna, “lisciando” l’Italia) o verso sud (su Italia e Grecia), nei prossimi giorni cercheremo di “sciogliere la prognosi” definitivamente con ulteriori articoli sul nostro portale meteo e sulle nostre pagine social.

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