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EDITORIALE 30/12/2018

L’inverno inizia a fare sul serio, prime irruzioni di aria gelida sull’Italia

Che quest’anno la stagione invernale potesse risultare differente, almeno in parte, rispetto agli ultimi anni era stato messo in conto già da qualche mese. Quanto accaduto infatti a fine febbraio 2018 lungo l’intera colonna d’aria del Vortice Polare, dalla stratosfera alla troposfera, era stato ipotizzato che avrebbe, molto probabilmente, avuto delle importanti ripercussioni nella stagione fredda successiva, quella in corso appunto. Fatto sta che nelle ultime settimane non abbiamo assistito alla oramai consueta, negli ultimi anni, intensificazione del Vortice Polare che, fin dall’inizio, è apparso poco pimpante e piuttosto vulnerabile a disturbi portati dal basso. Comunque, ciò che sta sconquassando da alcuni giorni il Vortice Polare, è un evento di riscaldamento atmosferico (stratwarming), iniziato nei giorni a ridosso del Natale e di un intensità raramente riscontrata in passato. Un Vortice Polare destrutturato lungo l’intera colonna d’aria, dalla stratosfera alla troposfera, significa avere ampie ondulazioni della corrente a getto con consistenti discese di aria fredda dalle latitudini artiche alle medie latitudini. L’esempio che più volte abbiamo presentato per descrivere i movimenti del Vortice Polare è quello di una trottola. Immaginiamo infatti una trottola che gira veloce ed è raccolta nel suo asse, questa se viene toccata con un dito rallenta la sua velocità e comincia ad oscillare verso l’esterno, addirittura se questo disturbo fosse così intenso, rapido ed intrusivo come una lama, la trottola viene divisa in due trottole più piccole che nel loro roteare tendono a spostarsi ancora più verso l’esterno. Quando il Vortice Polare viene “disturbato” in maniera così intensa e violenta da un ESE (Extreme Stratospheric Event) di tipo warm (stratwarming, riscaldamento stratosferico) come nel febbraio 2018 ma anche come sta avvenendo in questi giorni, tende a compiere uno split, una divisione in due o tre nuclei di vorticità più piccoli che migrano verso l’esterno rispetto al Polo quindi verso sud, interessando con il proprio carico di aria fredda le medie latitudini. Naturalmente la traiettoria di questa migrazione dipende da dove avviene il riscaldamento e dall’asse lungo il quale il Vortice Polare si allungherà e si dividerà. Nel Natale 1984 con effetti nei primi 15 giorni del gennaio 1985, il Vortice Polare si divise in due in maniera netta e rapida dalla stratosfera alla troposfera, uno dei due lobi prodotti raggiunse le medie latitudini russe per poi avanzare verso occidente, in senso antiorario (per questo si parla anche d’inversione dei venti zonali, che non è altro che la fase in cui abbiamo un tentativo di riaccorpamento del Vortice Polare) fino a raggiungere l’Europa ed in parte mar Mediterraneo centrale prima di risalire verso nord. Attualmente lo stratwarming sta dividendo in due (split) il Vortice Polare in stratosfera, come accadde anche a fine febbraio 2018 anche se con differenti modalità e quindi, probabilmente, con effetti differenti in troposfera. Innanzitutto c’è da dire che l’evoluzione dell’evento in atto non sarà del tutto lineare come per l’evento di febbraio, inoltre, dopo il primo forte “colpo” natalizio, è probabile che il Vortice Polare nel mese di gennaio subisca altri colpi accentuando e prolungando la propria destrutturazione, il tutto con due mesi di anticipo rispetto al precedente inverno. Nel caso attuale infatti dopo uno split pressoché completo in stratosfera, osserveremo un elongazione e non un vero e proprio split del Vortice Polare in troposfera.
Nelle prossime ore un estremo del Vortice Polare troposferico si allungherà verso l’Europa orientale, dove avremo una corposa discesa di aria fredda che interesserà anche il bacino centrale del mar Mediterraneo, tra il 3 ed il 7 gennaio 2019. Al netto degli effetti sull’Italia di cui parleremo in seguito e che non sono direttamente legati allo stratwarming in atto, finirà tutto qui? Probabilmente no, il Vortice Polare in dissesto non pensiamo abbia la forza di riaccorparsi ed intensificarsi in maniera considerevole anche perché, come detto in precedenza, potrebbe subire ulteriori disturbi (colpi) nelle prossime settimane. Tra gennaio e febbraio 2019, forse addirittura fino a marzo, quindi, saranno possibili ulteriori occasioni per corpose discese di aria gelida verso l’Europa ed il bacino centrale del mar Mediterraneo, anche più intense e durature di quella che vivremo durante la prima settimana di gennaio.

Tornando al più breve termine e scendendo maggiormente nello specifico, lunedì 31 dicembre osserveremo un impulso di aria fredda in discesa dall’Europa centro settentrionale sulla penisola Balcanica, quest’aria fredda interesserà in parte anche l’Italia con formazione di un centro depressionario tra mar Ionio e Grecia. Le correnti fredde nord orientali, generalmente asciutte al nord e centro tirrenico ed un po’ più umide sul centro adriatico ed al sud, tra lunedì 31 dicembre e martedì 1° gennaio, produrranno nubi soprattutto sulle regioni adriatiche centro meridionali con locali precipitazioni, più frequenti a ridosso dell’Appennino, nevose fino a quote medio basse. Mercoledì 2 gennaio, mentre sull’Italia assisteremo ad un temporaneo miglioramento, l’anticiclone atlantico posizionato sopra l’Europa occidentale, tenderà ad espandersi verso nord, contemporaneamente un ampio ed intenso sistema depressionario colmo di aria fredda artica scenderà verso sud fin nel cuore dell’Europa orientale pilotando successivamente correnti più fredde anche verso l’Italia. Probabilmente la fase fredda attesa tra giovedì 3 e domenica 6 gennaio per l’Umbria significherà venti freddi di tramontana, con temperature sotto media anche di 6°C ma nevicate, localmente in buona quantità, relegate essenzialmente in Appennino, più ad ovest solo temporaneo nevischio.

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