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EDITORIALE 18/02/2019

Verso la fine dell’inverno con anticiclone e sole, clima mite soprattutto durante le ore diurne

L’inverno astronomico termina il 20 marzo con l’equinozio di primavera mentre la stagione invernale per la statistica meteorologica si conclude il 28 febbraio 2018, quest’anno però sembra che la realtà possa anticipare entrambe queste date, almeno per gran parte d’Italia. Dopo un dicembre 2018 con medie termiche poco superiori alla norma ed un gennaio 2019 poco sotto, questo mese di febbraio 2019, che dalle prime proiezioni sembrava poter essere caratterizzato se non da eventi freddi di una certa importanza almeno da un’evoluzione atmosferica prossima alla normalità, è poi andato caratterizzandosi per una serie di anomalie che hanno finito per condizionare soprattutto il clima delle regioni settentrionali italiane e centrali tirreniche.
Su queste aree, per chi ama il freddo la neve invernale, potremmo parlare di una stagione delle occasioni mancate, mentre chi invece preferisce il clima mite potremmo definirla la stagione dei rischi scampati, comunque sia ad inizio dicembre avevamo quasi tutte le condizioni utili per un trimestre nella normalità se non generalmente più freddo della media degli ultimi trent’anni. In primis un Vortice Polare come intensità abbastanza sotto gli standard dell’ultimo decennio, poi un riscaldamento stratosferico intenso avvenuto intorno a Natale che poteva rappresentare quell’evento detonante per far partire una serie di irruzioni di aria fredda verso il bacino del mar Mediterraneo, ma anche altri fattori se non favorevoli almeno non contrari ad una stagione mediamente fredda. Purtroppo però non servono quasi tutte le variabili favorevoli ad un inverno freddo sull’Italia se una di quelle più importanti, a livello emisferico, rema decisamente contro. Stiamo parlando in particolare della disposizione prevalente dell’asse del Vortice Polare trosposferico, condizionato, in parole povere, dal posizionamento delle masse d’aria fredda presenti proprio all’interno della struttura del Vortice Polare. Ciò determina in maniera diretta la posizione sia delle principali aree di bassa pressione che naturalmente delle aree di alta pressione. Abbiamo quindi avuto praticamente per l’intera stagione invernale un anticiclone Nord Pacifico addossato sui settori orientali del continente nord Americano con conseguente discesa del lobo canadese del Vortice Polare tra i settori orientali degli Stati Uniti d’America e l’oceano Nord Atlantico. Ciò se da una parte ha causato violente ondate di aria polare sulla costa orientale nord americana dall’altra ha spesso alimentato aree depressionarie nord atlantiche che hanno limitato anticicloni in posizione di blocco davanti alle coste occidentali europee spostandoli più ad oriente, sopra l’Europa occidentale. L’Italia è stata quindi interessata per lunghi periodi da correnti settentrionali, ma i nuclei di aria fredda più corposa e con maggiore componente ciclonica sono sempre stati deviati sui settori euro mediterranei orientali. Precipitazioni significative sono state registrate solo sui versanti settentrionali delle Alpi, per lo più per effetto stau, sul sud Italia per un maggior apporto di umidità fornito dalla mite superficie del mar Mediterraneo e, di tanto in tanto, sulle regioni centrali adriatiche, specie quando le correnti settentrionali hanno assunto una componente maggiormente orientale, quanto basta quindi per umidificare un po’ le correnti fredde provenienti dai Balcani.

Questa disposizione dell’asse del Vortice Polare nel mese di febbraio, anziché ruotare in senso orario riportando quindi gli anticicloni più ad ovest, sta addirittura ruotando ancora leggermente in senso antiorario portando i massimi di pressione dall’Europa occidentale all’Europa centro occidentale interessando in maniera ancor più diretta le regioni settentrionali italiane e le regioni tirreniche. Questa tendenza, dopo una seconda decade di febbraio caratterizzata da un riaccorpamento del Vortice Polare che già di suo determina minore presenza delle ondulazioni della corrente a getto e quindi degli scambi meridiani di masse d’aria ed una maggiore presenza degli anticicloni alle medie latitudine, sembra dover mostrare i massimi effetti durante gli ultimi dieci giorni del mese di febbraio quando sull’Italia avremo ancora alta pressione e prevalenza di sole, caldo al nord e centro tirrenico, con impulsi di aria artica in discesa sull’Europa orientale che solo marginalmente interesseranno le regioni centrali adriatiche e soprattutto il sud Italia.

Quando terminerà questa fase anticiclonica e soprattutto questo clima asciutto e mite soprattutto durante le ore diurne? Domanda più che lecita in prospettiva estiva dato che negli ultimi 6 mesi è piovuto molto meno della norma su gran parte del centro nord Italia, Umbria compresa. Secondo le attuali proiezioni dei modelli meteo-climatici a più lungo termine ma soprattutto analizzando situazioni simili in passato, pensiamo che l’Italia non uscirà presto da questa fase anomala. Per quanto riguarda le temperature possiamo sperare ad un ritorno su valori termici più consoni al periodo, durante i primi giorni di marzo, mentre per piogge di una certa consistenza forse dovremo attendere qualche giorno in più e comunque non è da escludere che gran parte di marzo, specie la prima metà del mese, trascorra all’insegna delle poche piogge. Seguiremo comunque costantemente l’evoluzione atmosferica generale per capire se potremo uscire da questa fase climatica prima di quanto ipotizzato e naturalmente quando riusciremo ad intravedere qualche spiraglio non mancheremo di comunicarlo.

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